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venerdì 18 aprile 2014

Il Caffè Bardi può rivivere nella memoria dei Livornesi

L'ex caffè Bardi di Livorno ritrovo di artisti e letterati non esiste più, al suo posto un negozio di una nota multinazionale. Una proposta per far rivivere parte di quella atmosfera che qui si respirava nei primi del '900.


Salve a tutti, è da troppo che il blog non veniva aggiornato, vi chiedo scusa, ma prometto che dal prossimo mese, Occhio Livorno tornerà molto attivo, seguendo anche le elezioni amministrative. Detto questo, vorrei parlarvi di una proposta che forse, con il vostro aiuto, si potrebbe realizzare:

da sempre il nostro blog cerca di porre attenzione sulla valorizzazione della città, sulla sua storia ed arte, perchè non
riusciamo a vivere passivamente una situazione che da troppo tempo tende a cancellare queste testimonianze invece che salvaguardarle. Succede però che siamo fin troppo abituati al degrado e alla marginalizzazione di arte e cultura, che riserviamo la nostra indignazione solo ai casi più evidenti di attacco al nostro patrimonio storico-culturale. Lo facciamo ad esempio quando le Fortezze chiudono per anni, quando ai Quattro mori si stacca un pezzo, quando viene chiuso un cinema/teatro per far spazio ad un negozio, e via dicendo. Talmente preoccupati per il futuro di quei beni culturali che consideriamo (a giusta ragione) più importanti della nostra comunità, che non possiamo far attenzione a casi meno evidenti e mediaticamente meno interessanti; accade così che passa in sordina la vandalizzazione di un monumento meno importante, l'abbandono da anni di un piccola cappella votiva, o l'ennesima occasione sprecata per la città di riappropriarsi di un luogo simbolico e rappresentativo di un certo ambiente e di una fase storica di Livorno.



Sto parlando del Caffè Bardi, quello che dal 1908 fino al 1927 fu ritrovo di intellettuali e artisti, posto all'angolo fra Via Cairoli e Piazza Cavour, che diventò in seguito Banca di Roma, e poi Unicredit e che qui è rimasta fino a pochi anni fa, per poi chiudere. Da allora il locale dell'ex caffè Bardi è rimasto chiuso, e per tanto tempo ho sperato che il Comune se ne appropriasse per farci uno splendido spazio espositivo in città, o chissà quale altra attività culturale. Ovviamente questo non è accaduto, e ahimè il primo privato che si è appropriato del fondo, non vi ha aperto un Bar, una locanda, o qualcosa che magari potesse far rivivere un luogo tanto importante e caratteristico. In realtà se  il fondo è adesso accessibile, l'atmosfera è completamente persa  rendendo di fatto anonimo un ambiente che prima non lo era affatto. Sí perchè adesso vi ha aperto un negozio della  famosa catena danese Tiger, specializzata in design low-cost. Anche stavolta non resta che consolarci che almeno con lo store, sono state fatte anche nuove assunzioni, ma per il resto non c'è niente da gioire. Anzi mi rattristo tanto più per il fatto che i giornali livornesi hanno accolto tanto calorosamente il negozio, senza mai menzionare che in quel luogo quasi un secolo fa ebbe sede lo storico caffè Bardi.

Il Caffè Bardi, fondato dallo storico titolare e mecenate di artisti livornesi Ugo Bardi, fu meta privilegiata di letterati, musicisti, pittori e scultori, teatranti e commediografi. Qui si discuteva d'arte e di letteratura, delle tendenze italiane come di quelle straniere, fra i tanti c'erano i pittori Romiti, Natali, Benvenuti, Oscar Ghiglia e Bartolena, ma anche Giosuè Borsi e lo storico/letterato Razzaguta, colui che raccontò di aver visto Amedeo Modigliani al Bar Bardi, durante i suoi rientri in Italia, trovandolo in pessimo stato, e paragonando il suo abbigliamento a quello di un galeotto appena evaso di prigione. Ma anche intellettuali non livornesi, frequentavano lo storico bar quando si trovavano in città, come D'annunzio, Dino Campana, Carducci, ecc.
Il disegno di Modigliani, firmato ironicamente Bevenuti
Luogo fervido e stimolante, venne in parte decorato dai suoi frequentatori, abbiamo testimonianza certa di piccoli affreschi di Natali e Romiti. E come detto, qui Amedeo Modigliani tornò più volte durante in suoi rientri in Italia, si dice che come in Francia anche qui avesse il vizio di pagare le proprie consumazioni con "Disegni da Bere", piccoli schizzi fatti sulle tovagliette da Bar, di cui oggi ce ne rimane solo uno, custodito nei magazzini del museo Fattori.
Il caffè in un disegno di Bevenuto Benvenuti

Un luogo tanto importante meritava a mio avviso, ben altra valorizzazione che una piccola targa.
Ma forse ancora qualcosa si potrebbe fare, piccoli accorgimenti che sicuramente farebbero felici diversi livornesi e che probabilmente avrebbero un effetto positivo per il negozio, dandogli un forte carattere, ben lontano dalla depersonalizzazione in cui adesso si trova.
Senza eccedere e senza correre il rischio di apparire fuori luogo, la direzione del negozio potrebbe farsi promotore di alcune iniziative atte a ricordare la gloriosa storia del Bar e di coloro che a lungo lo frequentarono, e allora perchè non mettere all'entrata un cartello turistico che ne descriva le vicende?
E ancora, si potrebbe pensare ad alcune gigantografie all'esterno, con le foto d'epoca del Caffè Bardi, di chi lo decorò (come Benvenuti),ecc.
All'interno, potrebbero invece trovare spazio (e ce n'è a sufficienza) repliche di quadri e foto dei frequentatori che animarono la vita intellettuale e artistica di Livorno, fra i tanti Amedeo Modigliani, così il locale darebbe uno splendido contributo al 130° anniversario della nascita di Modigliani che si festeggia a Luglio.
Ho visto che all'interno del negozio c'è una piccola zona relax con tavolini e poltroncine, anche qua si potrebbe allestire uno spazio con più coerenza rispetto a quello che fu il caffè Bardi, e magari dotarlo di una piccola libreria con i testi inerenti la storia del Caffè. Ma le idee  potrebbero essere tante altre ancora.
Quindi perchè non fare questa proposta alla direzione del punto vendita Tiger in via Cairoli?
Occhio Livorno si  vuol far promotore di questa iniziativa, ma solo nel caso questa trovi appoggio anche di altri livornesi. Potremmo scrivere una lettera alla direzione e magari allegarvi le firme di chi crede in questo potenziale progetto positivo anche per testimoniare ai dirigenti di Tiger l'attaccamento della città a uno dei  luoghi simbolo di Livorno.

Che ne pensate?

Ako







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2 commenti:

  1. Penso che hai perfettamente ragione. Ricreare un angolo di memoria potrebbe anche servire alla città per impreziosirne i contorni turistici, e far capire anche, a quei poveri crocieristi che passeggiano spersi per le vie del centro, quale aria artistica ribolliva nella città due secoli or sono. Un fiore all'occhiello vivo e non appassito nel tempo

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    1. Certo, non sarebbe certo un'iniziativa colossale ne tanto meno risolutiva per Livorno, ma qualche sorriso a passanti e turisti lo leverebbe.
      Grazie per la visita.
      Ako

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