Dopo gli incontri dei mesi precedenti volti alla
riscoperta delle opere del maestro nel Palazzo della Provincia e al Museo Fattori,
organizzati dalla sezione giovani degli Amici dei Musei di Livorno, si è svolto
anche l’atteso convegno organizzato con il duplice intento di raccogliere nuove
ricerche incentrate su molteplici aspetti dell’arte di Nomellini, e quello di
riaccendere l’attenzione intorno uno dei pittori più significativi della prima
metà del Novecento Italiano. Il convegno ha visto la partecipazione di illustri
studiosi del settore: professori dell'Università di Pisa, membri del CNR -
Istituto Nazionale di Ottica, gli Archivi Nomellini, i Musei di Pellizza di
Volpedo, giovani studiosi che hanno dedicato studi e tesi di laurea a
Nomellini e una numerosa e attiva risposta del pubblico.
L’apertura della giornata studio si è svolta con i
saluti del presidente degli Amici dei Musei, Annamaria Tomassi, che ha
ricordato la partecipazione assidua alla vita culturale livornese di Plinio
Nomellini, nonché la sua adesione e in seguito direzione del Gruppo Labronico e la sua
militanza nell’associazione Amici dei Monumenti di Genova, e i saluti
dell’Assessore alla cultura del Comune di Livorno Francesco Belais.
Si è iniziato con l’intervento di Eleonora Barbara Nomellini, nipote del pittore, nonché curatrice degli Archivi, che ha presentato un ventaglio di opere del nonno ricollocandole geograficamente per ricostruire i luoghi in cui ha operato, la sua infanzia nella mai dimenticata Livorno, l’esperienza genovese, l’attività versiliana e, in conclusione, il periodo fiorentino. Ha seguito l’intervento di Antonella Gioli, professoressa associata del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, docente di Museologia e Tecniche del restauro e che ha ripercorso la storia delle commissioni e degli acquisti da parte delle istituzioni livornesi delle opere dell’artista: spunto stimolante per la valutazione della fortuna critica del pittore nella sua città e ricognizione puntuale delle opere dello stesso presenti nei palazzi pubblici livornesi.
Magistrale è stato anche l’intervento del professore Vincenzo Farinella sugli esordi naturalistici di Nomellini: contribuendo notevolmente alla discussione sulle origini dell’interesse del labronico a dipingere il duro lavoro dei campi, trovando analogie con la pittura del francese Jules Bastien – Lepage, di cui la conoscenza era probabilmente mediata dall’esperienza dell’altro toscano Filadelfo Simi. L’episodio del processo che ha coinvolto Nomellini con l’accusa di partecipazione ad eventi anarchici durante il suo soggiorno genovese nel 1894 è stato compiutamente analizzato da Silvio Balloni, che ha mostrato anche un inedito disegno fattone da Telemaco Signorini.
Il dott. Balloni si è poi soffermato ad approfondire il mito di Giuseppe Garibaldi nell’immaginario nomelliniano. La dottoressa Nadia Marchioni ha analizzato il periodo simbolista del pittore, soffermandosi in particolare sull’opera manifesto per eccellenza di queste ricerche pittoriche, Sinfonia della Luna. La professoressa ha scoperto che, in alcune foto d’epoca dell’opera per la Biennale, essa appare diversa da oggi, nel piccolo pannello centrale si vedono infatti entrambe le figure sprovviste di ali, mentre nell’opera definitiva invece una figura ha le ali. Presente anche l’illustre studiosa del Divisionismo Aurora Scotti Tosini, professoressa al Politecnico di Milano e responsabile dei Musei Pellizza di Volpedo, che ha abbondantemente parlato della produzione nomelliniana di tipo sociale.
Si è iniziato con l’intervento di Eleonora Barbara Nomellini, nipote del pittore, nonché curatrice degli Archivi, che ha presentato un ventaglio di opere del nonno ricollocandole geograficamente per ricostruire i luoghi in cui ha operato, la sua infanzia nella mai dimenticata Livorno, l’esperienza genovese, l’attività versiliana e, in conclusione, il periodo fiorentino. Ha seguito l’intervento di Antonella Gioli, professoressa associata del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, docente di Museologia e Tecniche del restauro e che ha ripercorso la storia delle commissioni e degli acquisti da parte delle istituzioni livornesi delle opere dell’artista: spunto stimolante per la valutazione della fortuna critica del pittore nella sua città e ricognizione puntuale delle opere dello stesso presenti nei palazzi pubblici livornesi.
Magistrale è stato anche l’intervento del professore Vincenzo Farinella sugli esordi naturalistici di Nomellini: contribuendo notevolmente alla discussione sulle origini dell’interesse del labronico a dipingere il duro lavoro dei campi, trovando analogie con la pittura del francese Jules Bastien – Lepage, di cui la conoscenza era probabilmente mediata dall’esperienza dell’altro toscano Filadelfo Simi. L’episodio del processo che ha coinvolto Nomellini con l’accusa di partecipazione ad eventi anarchici durante il suo soggiorno genovese nel 1894 è stato compiutamente analizzato da Silvio Balloni, che ha mostrato anche un inedito disegno fattone da Telemaco Signorini.
Il dott. Balloni si è poi soffermato ad approfondire il mito di Giuseppe Garibaldi nell’immaginario nomelliniano. La dottoressa Nadia Marchioni ha analizzato il periodo simbolista del pittore, soffermandosi in particolare sull’opera manifesto per eccellenza di queste ricerche pittoriche, Sinfonia della Luna. La professoressa ha scoperto che, in alcune foto d’epoca dell’opera per la Biennale, essa appare diversa da oggi, nel piccolo pannello centrale si vedono infatti entrambe le figure sprovviste di ali, mentre nell’opera definitiva invece una figura ha le ali. Presente anche l’illustre studiosa del Divisionismo Aurora Scotti Tosini, professoressa al Politecnico di Milano e responsabile dei Musei Pellizza di Volpedo, che ha abbondantemente parlato della produzione nomelliniana di tipo sociale.
Alle 15 il convegno è ripreso con l’intervento della dott.
Adele Marchitelli sulle diverse partecipazioni di Nomellini alle Biennali di Venezia,
entratovi prima in punta di piedi e in seguito da protagonista. Dopo l’intervento
di Mattia Patti professore di Storia dell’Arte Contemporanea a Pisa, che ha presentato la ricerca condotta con l'Istituto Nazionale di Ottica attraverso indagini riflettografiche su alcune opere di Nomellini, fra cui il Fienaiolo custodito al Museo.
In seguito gli interventi di Laura Dinelli sul ritratto di Arturo Conti anche esso custodito al museo e di Luciano Bernardini sulla prolusione di Nomellini per l’apertura dell’anno accademico dell’Accademia di Disegno di Firenze su “La tradizione e i macchiaioli”. Infine l’ultimo intervento di Jacopo Suggi. Resp della sez. giovani degli Amici dei Musei di Livorno e ideatore del convegno, sulla grande retrospettiva curata da Ragghianti tenutasi prima a Livorno e poi a Firenze nel 1966, che ebbe tanta importanza per quel processo di revisione critica dell’opera di Nomellini, presentando un controcanto alla produzione più famosa e celebrata del pittore, con opere di produzione più intima e lirica, prive di contenuti narrativi e propagandistici. Dopo si è aperta una lunga e partecipata discussione, in cui si è evidenziato come ora a distanza di tanti anni sia importante studiare anche le opere ascrivibili alla produzione del pittore più compromessa con il regime fascista. Infine si è annunciato l’intenzione di raccogliere gli atti del convegno in una pubblicazione in uscita nel 2017.
In seguito gli interventi di Laura Dinelli sul ritratto di Arturo Conti anche esso custodito al museo e di Luciano Bernardini sulla prolusione di Nomellini per l’apertura dell’anno accademico dell’Accademia di Disegno di Firenze su “La tradizione e i macchiaioli”. Infine l’ultimo intervento di Jacopo Suggi. Resp della sez. giovani degli Amici dei Musei di Livorno e ideatore del convegno, sulla grande retrospettiva curata da Ragghianti tenutasi prima a Livorno e poi a Firenze nel 1966, che ebbe tanta importanza per quel processo di revisione critica dell’opera di Nomellini, presentando un controcanto alla produzione più famosa e celebrata del pittore, con opere di produzione più intima e lirica, prive di contenuti narrativi e propagandistici. Dopo si è aperta una lunga e partecipata discussione, in cui si è evidenziato come ora a distanza di tanti anni sia importante studiare anche le opere ascrivibili alla produzione del pittore più compromessa con il regime fascista. Infine si è annunciato l’intenzione di raccogliere gli atti del convegno in una pubblicazione in uscita nel 2017.
Una splendida giornata in cui
finalmente alta formazione e ricerca sono tornate nel Museo Fattori, realtà che
gradiremmo vedere più impegnatae in prima persona nella valorizzazione degli
artisti livornesi. Quest’anno ad esempio si è persa, fra le tante alternative,
anche quella di mettere in mostra il ricchissimo nucleo di disegni nomelliniani
custoditi dal Museo. Ricordiamo volentieri anche la sensatissima proposta della
prof. Gioli di raccogliere nuovamente nello stesso spazio le opere preparate da
Nomellini per la mostra etnografica del 1911 a Roma, che costituivano un unico
fregio continuo, e di cui adesso quelle sopravvissute si trovano divise fra il
Palazzo della Provincia, Palazzo della Gherardesca e incredibilmente, la
Partenza di Amerigo Vespucci da Livorno nella sala del Consiglio Comunale di
Porto Azzurro. L’ultima opera, non ci dispiacerebbe in particolare rivederla a
Livorno.
lo scorso 3 dicembre, nello stesso luogo dove si tenne il convegno, è stato presentato il 28^ volume di Nuovi Studi Livornesi che contiene gli atti del medesimo, con bellissime riproduzioni dei quadri del grande artistas cittadino
RispondiEliminaSono contento di aver partecipato al convegno su Plinio Nomellini.
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